Riflessioni pedagogiche in gelateria

Prof.ssa Rita Gatti

Ci vediamo in gelateria? Sul perché di una scelta così informale

La logica degli incontri, svoltisi presso la Gelateria Matisse, è stata quella di offrire, in un ambiente poco formale, quale può essere appunto una gelateria, un’occasione di discussione rivolta a genitori e formatori, in merito all’apprendimento delle regole sociali, cioè ad aspetti della educazione non formale.
Assistiamo, negli ultimi anni, alla crescita di attenzione in merito all’educazione non formale, cioè a tutti quei comportamenti educativi che si svolgono nei luoghi della vita, in famiglia e fuori. Dovunque, cioè, non ci siano ruoli definiti tra adulti e bambini/giovani e dove le regole non siano insegnate ma praticate, sia dagli adulti che dai giovani. Alcune ragioni dell’interesse per i momenti non formali dell’educazione nascono dalla constatazione che, sempre più spesso, gli adulti non svolgono ruoli educativi nella vita quotidiana. Da un certo lassismo derivano, anche, quei comportamenti sociali negativi che definiamo come bullismo. Uno dei possibili antidoti alle forme di violenza giovanile (tenendo comunque conto che un tasso di violenza è fisiologico, anche da parte dei bambini e dei giovani) può essere individuato nei comportamenti degli adulti, quando questi diventino sempre più consapevoli dell’esigenza di aiutare i giovani ad accettare ed interiorizzare le regole della vita sociale.
Le nostre riflessioni si sono situate nell’ampio spazio che intercorre fra i comportamenti violenti (bullismo) e le buone maniere; consapevoli delle distanze fra i due estremi, ma anche convinti che si imparano cattive maniere, forme di maleducazione si sarebbe detto qualche anno fa, e da lì si innescano tolleranze pericolose in famiglia e fuori. L’abitudine al rispetto dello spazio altrui, delle cose, persino dello spazio acustico sono obiettivi che genitori e insegnanti dovrebbero curare fin dalla prima infanzia, come elementi preziosi del comportamento sociale.

Il problema della responsabilità

Quando parliamo di regole sociali è importante ricordare che esse vengono insegnate in primo luogo in famiglia; successivamente a scuola, situazione educativa per eccellenza.
Primo punto critico di riflessione è quello relativo alla coerenza tra regole insegnate in famiglia e a scuola. Dovunque il tasso di coerenza è alto il bambino e il giovane sapranno comportarsi correttamente in casa e fuori. Tuttavia questo risultato qualche volta deve essere costruito, da parte degli insegnanti, sollecitando i genitori a riflettere sulle regole sociali generali, quelle che servono a vivere fra pari in modo costruttivo e adeguatamente nel gruppo/classe.
Può capitare, infatti, che il comportamento del bambino/giovane sia considerato adeguato in famiglia, ma che ciò non avvenga nel contesto allargato della classe e, in genere, nelle occasioni di vita sociale esterna.
Fondamentale come elemento di riflessione per adulti e per giovani è il concetto di responsabilità. Si tratta di un concetto educativo su cui poggiare la consapevolezza degli allievi e dei genitori. Responsabilità, in una società democratica, è un elemento di rapporto tra soggetti di tutte le età e in tutte le situazioni. Un cittadino responsabile è figlio di una società democratica, capace di dare spazio e dignità a tutti in cambio di comportamenti positivi, da parte del singolo, rispetto alla collettività di cui fa parte. Rispondere dei propri comportamenti significa poterli giustificare non solo da un punto di vista giuridico, ma anche umano. In breve, l’ideale democratico richiede un cittadino che sappia mettere nella giusta prospettiva le esigenze individuali e quelle sociali, riconoscendo la relazione profonda e inscindibile fra le une e le altre. Responsabilità civile, politica, personale: varie facce della stessa medaglia. A tali obiettivi espliciti deve fare richiamo l’azione educativa; anche un bambino deve essere abituato all’idea di responsabilità sociale e alla consapevolezza dell’importanza e della relazione tra comportamenti pubblici e privati.

Educatori leggeri

Educare alla responsabilità, tuttavia, non deve diventare l’occasione di prediche, di tirate moralistiche, o peggio di punizioni. Bisogna essere “educatori leggeri”, come è opportuno nella vita di tutti i giorni; attenti ai comportamenti ma anche capaci di ascoltare le ragioni del bambino e del giovane. Adulti autorevoli, non autoritari. Adulti che accettano le regole dell’ascolto “attivo”, quelle che ci permettono di entrare in rapporto con l’altro senza intrusione, con l’intenzione di diventare cassa di risonanza di problemi, dubbi, errori commessi. Dunque adulti che guidano con discrezione verso la costruzione della pratica della responsabilità.

Educatori per caso

Come collocare, nel percorso brevemente delineato, la figura del commerciante, del gelataio artigianale, nel nostro caso? Indubbiamente esistono luoghi di aggregazione temporanea, come i negozi, che sono specchi dello stile di vita di un quartiere, a volte di una città. La presenza di adulti dice all’occhio del pedagogista, e dello scienziato sociale in generale, che lo spazio del negozio può essere più o meno connotato come “educante”. Dipende da come l’esercente interpreta il suo rapporto con la clientela, soprattutto con quella infantile e giovanile. I messaggi impliciti, ma non per questo meno forti, segnalano ai clienti in quale tipo di negozio sono entrati, e dunque indicano i limiti dei comportamenti. Anche in questo caso, spesso basta un richiamo dell’adulto per mettere fine ai comportamenti non graditi. Nessuno si aspetta, e sarebbe fuori luogo, un gelataio che fa la predica. Tuttavia, un commento veloce e incisivo, possibilmente scherzoso, sui comportamenti accettati o non accettati invia un messaggio forte al bambino e all’adolescente. In modo, appunto, non formale. Ma con forte valenza educativa. Qualcuno diceva che “a vivere si impara vivendo”; proprio così, un invito al rispetto delle regole può essere tanto più efficace quanto più si verifica in un luogo non deputato all’educazione. Un messaggio che indirizza il bambino o il giovane in quel contesto più allargato e difficile che è la vita di tutti i giorni, in quel contesto in cui bisogna sperimentare e dimostrare di essere cittadini democratici, cioè capaci di relazioni interpersonali positive e corrette.
Anche scegliendo un gelato, aspettando il proprio turno, non gettando via carte o scontrini, non urlando o infastidendo nessuno, un bambino e/o un ragazzo mettono alla prova la loro maturità sociale, quella somma di comportamenti che delineano l’essere consapevoli delle regole esplicite e implicite che sono alla base della vita di relazione.